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Opera

Funaioli

Mario Puccini, 1914. Olio su tavola, 35 x 50 cm

Su uno stradello, cioè una strada di campagna con terreno battuto ai lati e al centro erba incolta, incontriamo il lavoro ormai sconosciuto dei funaioli o cordai, cioè coloro che realizzavano funi e corde di canapa. Al centro in primo piano, una grossa corda, con il tipico profilo dato dai fili intrecciati, pende dal braccio di un cavalletto in legno a forma di croce piantato nel terreno; risalendo tale corda appena realizzata, incontriamo i gesti e gli oggetti tipici di questo lavoro: la corda è poggiata su un altro cavalletto, davanti al quale due uomini di spalle, con pesanti giacche scure e berretti, stanno camminando all’indietro; un’altra corda arriva in fondo al primo cavalletto, accanto a un uomo anch’esso con cappello che con la mano sinistra sta girando la ruota. Un alto, lungo e curvo muro di cinta separa i funaioli da un grande casolare: l’abitazione, con le persiane verdi e il pergolato davanti all’ingresso, e a sinistra la stalla con la colombaia.

Su un cavalletto a forma di croce erano posti quattro fusi che, attraverso una ruota mossa a mano e collegata con una corda, girando velocemente intrecciavano i fili di canapa in capi. I funaioli, camminando all’indietro, con un “uncino girevole” detto “garbiglio” e un “mazzuolo“ di legno scanalato raccoglievano, intrecciavano ulteriormente e compattavano i capi fino a creare una corda che veniva poi poggiata su una schiera di altri cavalletti ad asciugare.

Era infatti necessario tenere sempre bagnati i fili e i capi, per evitare che rotazione e intrecciatura li surriscaldassero e spezzassero; per questo i cordai lavoravano sempre vicino a corsi d’acqua o a fonti. Le corde erano (e sono tutt’oggi) di fondamentale importanza per il lavoro in campagna, per il mondo navale, cantieristico e marittimo. Oggi l’intero procedimento è meccanizzato e il mestiere del funaiolo è scomparso.

A Livorno, i cordonai si concentravano nella zona di Borgo San Jacopo, dove infatti ancora oggi esiste Via dei Funaioli. Importante era la Fabbrica di cordami Giuseppe Del Chicca, fondata nel 1876, che nel 1887 con «35 operai e con un volano messo in attività da un maneggio di cavalli, 2 argani e 8 ruote a mano» produceva con canapa emiliana e romagnola cordami ad uso navale che vendeva soprattutto all’estero.

 

[Tratto da percorso Lavoro, a cura di Sara Bruni, in Nel/Col/Dal Museo civico Fattori di Livorno: opere, percorsi, link. Guida al progetto didattico, a cura di Antonella Gioli, Sillabe s.r.l., Livorno, 2016]

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